Dire, fare, pagare, lavorare e femminismo

Un'ergastolana in tournee ma molto più sorridente

Si chiama blocco delle scrittore, quello che viene alla gente che scrive per davvero.
Io invece c’ho solo il blocco perché nonostante scriva pseudomichinchiatedipseudomaternità, mi si è bloccato il cervello e non riesco manco più a scrivere quelle.
Sarà che è un periodo dimmerda vera al lavoro e non faccio altro che pensare: “mi sono rotta il cazzo”. Vado in giro a dire che mi sono rotta il cazzo e quando la gente mi chiede come sto, dico che mi sono rotta il cazzo e “Signorina, vuole il prosciutto cotto o crudo? e io rispondo che “No, vorrei meno rotture di cazzo” e “Le faccio il pieno?” – “Più pieno di rottura di cazzo di così è impossibile” e quindi tirando le somme non ho altro da aggiungere. Ah sì invece, potrei dirvi che se la mia rottura me la pagassero altroché Lo Stato Sociale che con la loro hanno sbancato lo YouTube, arrivo io a cacare lingotti d’oro di rotture di cazzo.
Però ecco, c’avevano ragione quei fichi di Bologna, mi sento come un ergastolano in tournee ma molto più sorridente, quindi capirete che non è tutto sto carnevale di Rio.

Tempo per lamentarmi non ne ho…ma lo trovo.

Il lavoro in libreria però mi ha permesso di arricchire il mio dizionario di parole delle quali non so assolutamente il significato pertanto se asserisco che: nel percorso di coachig life, mindfulness, transurfing e autoanalisi applicata su me stessa da me medesima sono giunta a due conclusioni, posso pure sembrare seria, ma ciupaaaaaaaa.
Le conclusioni però sono serie, ovvero porca l’oca, sono stanca del ritmo di vita e soprattutto mi manca il tempo per campare come Dio comanda.
Sì è il tempo il mio peggior nemico. Non il tempo che passa, ma il tempo che non ho. Ultimamente soffro tantissimo la mancanza di tempo. Mi sembra di vivere nei ritagli.

Il femminismo striscia la carta di credito.

E allora perché non mi licenzio?
Perché non l’ho fatto entro l’anno del bambino che così mi pigliavo la disoccupazione per fare la mamma?
Anche qui le risposte sono molteplici ma prima su tutte il fatto che non sono capace a fare solo la mamma e poi rompo le palle che non lavoro e viva la Madonna non sono mai a posto.
In seconda battuta il fatto che per me il lavoro è redenzione dato che sono una fottuta FEMMINISTA vera. Non di quelle postsessantottine che l’utero è mio e comando io e poi la giornata la trascorrono tra l’accarezzarsi l’utero e una riunione al circolo, tanto quello che bestemmia al lavoro e le mantiene è il marito. Per femminista vera intendo che se tutto affonda io resto a galla e con me mio figlio. Per femminista vero intendo che non mi serve nessuno che sappia, faccia o paghi al posto mio. Per femminista vera intendo che la normalità di Diego deve essere quella di una mamma che lavora e si occupa di lui ma anche di se stessa, sempre!

Con questo non sto asserendo che chi fa solo la mamma sbaglia, ma io non potrei farlo. Non voglio neanche dire che non sia giusto aspirare a qualcosa di più sereno, infatti io ci spero tutti i giorni.  Probabilmente presto terminerò i miei mesi di maternità facoltativa per riflettere sul da farsi e per godermi un po’ di tempo con mio figlio e da sola. Non escludo neanche che prima o poi prenderò coraggio e farò il grande salto del licenziamento, ma solo quando avrò trovato altro e sarò sicura di cadere in piedi.

 

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